Capitolo 03 / 12
L’imprenditore di sé
QUALI sono le opportunità che ci offre il mercato del lavoro?
È possibile suddividere genericamente le varie attività lavorative nel modo seguente:
- dipendenti pubblici o privati: operai, impiegati, quadri, dirigenti
- autonomi: artigiani e professionisti
- imprenditori
- finanzieri.
Ogni categoria ha una sua specifica caratteriale e culturale:
- a) i dipendenti cercano sicurezza e temono l’incertezza economica, così lavorano per il processo di sviluppo economico
- b) gli autonomi non vogliono dipendere da altri, vogliono essere padroni di se stessi e, contrariamente ai dipendenti che ricercano la certezza, reagiscono alla paura assumendosi le proprie responsabilità. Proprio per questo sono persone eccezionali, perfezioniste e quindi affidabili: essi sono il processo
- c) gli imprenditori hanno un’altra mentalità: utilizzano le migliori risorse delle due categorie precedenti, alle quali delegano il lavoro. La loro leadership consiste appunto nel saper guidare le competenze degli uomini dando loro da gestire un’impresa: essi possiedono e controllano il processo
- d) i finanzieri possono essere anch’essi imprenditori, ma la loro attività principale è «far girare i soldi» investendo nel processo.
Il sistema economico è formato da diverse figure che partecipano e concorrono alla ricchezza di un paese. L’imprenditore è uno dei soggetti economici più importanti in un’economia come la nostra, dove tradizioni e spirito di sacrificio sono le basi su cui sono state costruite la maggior parte delle attività in Italia.
Diversa è la figura del capitalista, cioè colui che offre i capitali senza tuttavia mettersi con la propria opera al servizio dell’azienda.
Gli imprenditori sono di due categorie:
- 1. Quelli che hanno il compito di mediare fra chi offre i capitali e chi richiede beni e servizi, preoccupandosi di trasformare gli investimenti in prodotti che esaudiscano le esigenze dei consumatori. Questo è il modello di imprenditore che si trova a dirigere grandi aziende: egli è pagato per portare l’azienda a guadagnare per poter corrispondere compensi ai capitalisti (es.: le società per azioni)
- 2. Gli imprenditori che sono essi stessi i capitalisti, cioè coloro che investono capitale proprio nell’azienda, senza cercare capitali esterni. In genere sono imprenditori di piccole aziende di famiglia tramandate di generazione in generazione: essi vivono dei profitti che riescono a far fruttare alla propria azienda. Tutto quello che guadagnano rappresenta un profitto proprio, ma nel caso in cui perdano non ottengono alcun introito (es.: artigiani, società di persone).
La forma (giuridica) giusta
Chi desidera lavorare in proprio deve innanzitutto avere entusiasmo e spirito d’iniziativa perché la burocrazia e la molteplicità di adempimenti possono scoraggiare.
La prima scelta da effettuare è la forma giuridica da applicare, tenendo presente se vogliamo lavorare individualmente o associarci ad altre persone.
Questa scelta è determinante e richiede alcune valutazioni su: la responsabilità patrimoniale, la convenienza fiscale e le prospettive economiche finanziarie.
Nello svolgimento della nostra attività abbiamo una responsabilità patrimoniale che può essere limitata al capitale sottoscritto oppure coinvolgere tutto il nostro patrimonio personale, la gestione fiscale ha un impatto e costo diverso in funzione della forma giuridica e la necessità di capitali iniziali influenzerà la nostra scelta.
È chiaro che tutto dipende molto anche dal fattore economico che si ha a disposizione, dagli investimenti necessari per iniziare, dalle risorse umane ecc.
Con le seguenti indicazioni non si vuole essere completi ed esaustivi, anche perché la materia delle imprese è vasta e articolata; deve essere valutata ed analizzata in base al singolo caso per poter formulare delle ipotesi concrete di fattibilità.
Le Società possono essere: individuali, di persone, di capitali.
Individuali
L' Impresa Individuale è definita dall’art. 2082 del codice civile, il quale stabilisce l’impresa come
l’attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.
Il soggetto giuridico è identificato in una persona fisica, la quale è responsabile con tutti i beni personali per tutte le mancanze dell’impresa. In caso di fallimento dell’impresa, il titolare ne subirà le conseguenze fallendo con essa.
Quella individuale è la forma più semplice d’impresa, non sono richieste particolari condizioni, il titolare assume in proprio le decisioni, ha una gestione semplice e i costi di costituzione sono bassi.
I proventi dell’impresa sono di esclusiva competenza del titolare non avendo altri soci con cui dividerli.
Anche le imprese familiari sono spesso individuali, dove il capo famiglia ne possiede il 51%, mentre la restante percentuale è divisa fra gli altri componenti.
È necessario essere in possesso di partita Iva e l’iscrizione presso la Camera di Commercio della Provincia in cui si ha la sede legale, iscrizione all’INPS ed eventualmente anche all’INAIL.
Società di Persone: S.a.s. (Società in Accomandita Semplice)
È una società che può esercitare sia attività di carattere commerciale che di servizi.
I Soci sono di due tipi:
Soci accomandanti che rispondono limitatamente solo delle quote societarie possedute e non partecipano all’amministrazione della società. La limitazione della responsabilità dei soci decade se il loro nome viene inserito nella ragione sociale oppure dovessero partecipare in modo attivo all’amministrazione della società, in questi casi risponderanno illimitatamente per le obbligazioni societarie. Rimane comunque un loro diritto essere informati sulla gestione della società, avere i bilanci, visionare le scritture contabili, ricevere procure per eventuali atti societari da compiere.
Soci accomandatari che rispondono in solido per le obbligazioni societarie, hanno l’amministrazione e la rappresentanza della società.
Nell’atto costitutivo devono essere indicati chiaramente chi sono gli accomandanti e gli accomandatari, e specificate le loro attribuzioni.
Per la sua costituzione è necessario un atto notarile, iscrizione alla Camera di Commercio, attribuzione della Partita Iva e Codice Fiscale, tenuta dei Registri contabili.
Posizioni INPS e INAIL per i soci titolari.
Questo modello di società è regolata dagli articoli 2313-2324 del Codice Civile.
Società di Persone: S.n.c. (Società in Nome Collettivo)
In questa forma societaria, tutti i Soci rispondono illimitatamente per tutte le obbligazioni della società. È regolata dagli articoli 2291-2312 e 2291 del Codice Civile.
Anche per le società S.n.c. è necessario un atto notarile, iscrizione alla Camera di Commercio, attribuzione della Partita Iva e Codice Fiscale, tenuta dei Registri contabili.
Posizioni INPS e INAIL per i soci titolari e per eventuali dipendenti.
Società di Capitali: Società per Azioni
La Società per Azioni ha il proprio capitale diviso per azioni, che possono appartenere ad uno o a più soci. Il capitale sociale è ripartito in un determinato numero di titoli, a cui sono attribuiti dei valori e dei diritti sociali. La responsabilità dei soci si limita al valore delle quote societarie possedute, non viene quindi intaccato il patrimonio dei singoli soci, salvo vincoli o variabili definiti.
In genere, le società per azioni sono di grandi dimensioni, possono essere quotate in borsa, e sono gestite da un certo numero di persone.
Anche per loro, la costituzione deve essere formalizzata con atto notarile, occorre un capitale iniziale che può essere aumentato nel tempo, e necessitano di una gestione contabile ordinaria e articolata.
La gestione di una società per azioni deve rispettare dei vincoli minimi, come per esempio:
- un capitale sociale non inferiore a 120.000 euro
- il capitale sociale deve essere composto da azioni
- tutte le azioni hanno lo stesso valore, ma possono avere diversi diritti
- hanno la facoltà di raccogliere denaro pubblico attraverso l’emissione di obbligazioni
Società di Capitali: Società a Responsabilità Limitata
A differenza della precedente, non può avere il capitale sociale rappresentato da azioni, e non può raccogliere denaro con emissioni di obbligazioni.
La gestione contabile può essere meno articolata, ma comunque deve avere i Registri contabili ordinari.
La gestione di una società a responsabilità limitata deve rispettare dei vincoli minimi, come per esempio:
- un capitale sociale non inferiore a 10.000 euro
- il capitale sociale deve essere diviso in quote
- le quote possono essere di importo diverso
- non è possibile raccogliere denaro pubblico attraverso l’emissione di obbligazioni
Gli organi societari delle società di capitali di norma hanno:
- il consiglio di amministrazione oppure l’amministratore unico
- il collegio sindacale che ha la funzione di controllo
- statuto societario
- atto costitutivo
I soci partecipano alla società e ne sono responsabili solo per la quota del capitale sociale versato.
Il tutto è vincolato comunque dalle variabili che possono modificare le strutture di base delle società.
Tutte le società hanno delle normative e dei vincoli che sono senza dubbio molto più dettagliati e articolati rispetto a quanto sopra descritto.
Nel caso vogliate intraprendere un’attività imprenditoriale, prima di decidere quale forma dare alla vostra società, dovrete necessariamente informarvi in modo dettagliato, facendovi consigliare da professionisti del settore, così da avere tutte le informazioni in base alle normative vigenti al momento dell’inizio dell’attività stessa.
L’attività verrà poi classificata con un codice ATECO che verrà utilizzato sulla modulistica dell’Agenzia delle Entrate (es: modello Unico, dichiarazione IVA ecc.)
La partita IVA assume anche il valore di codice fiscale, è composta da 11 caratteri numerici dei quali i primi sette individuano il contribuente, i tre successivi il codice dell’Ufficio e l’ultimo un codice di controllo.
Con l’entrata in vigore della SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività) secondo la Legge 30 luglio 2010, n.122, si sono semplificate le regole per aprire un’attività imprenditoriale.
L’obiettivo è quello di rendere più semplice e snello attraverso l’informatizzazione, il rapporto fra l’utente e la Pubblica Amministrazione.
Attraverso il SUAP (Sportelli Unico Attività Produttive) avviene la segnalazione telematica di inizio attività, comprendendo in un’unica soluzione tutti gli adempimenti, riguardanti le attività produttive, che prima occorreva trasmettere a più sedi.
Questa possibilità ha reso più semplice e veloce l’adempimento burocratico per dare inizio all’attività, riassumendo in un’unica soluzione, per quanto riguarda la riscossione delle spese, le segnalazioni per la sicurezza e tutte le incombenze del caso. L’attività imprenditoriale con il sistema del silenzio assenso può così iniziare.
Tutte le richieste pervenute al SUAP in un’unica soluzione da parte dell’impresa, vengono smistate dallo stesso SUAP in un secondo momento agli altri enti coinvolti, per esempio alla Provincia, ASL, Vigili del Fuoco.
Il piccolo imprenditore che investe, rischia e ci crede
Questo ebook si rivolge ai piccoli imprenditori, a coloro che impiegano le proprie risorse, che rischiano in prima persona cimentandosi in progetti a volte ambiziosi, e che sono al contempo in grado di dimostrare di essere capaci di lavorare al meglio, malgrado le difficoltà che incontrano.
La caparbietà e l’ostinazione fanno della maggior parte di questi imprenditori la colonna portante dell’economia in Italia; queste figure, proprio di fronte all’evoluzione dei tempi e alla globalizzazione, non possono permettersi di vanificare tutto quello che hanno costruito in tanti anni di duro lavoro.
Pertanto, crederci e stare al passo coi tempi sono prerequisiti necessari, anzi doverosi nei confronti di se stessi e di tutte le persone che hanno riposto la loro fiducia nella piccola imprenditoria.
Nel periodo agricolo era normale essere contadini, allo stesso modo per cui, nell’era dello sviluppo industriale, terminata il secolo scorso, il tipico percorso era quello di studiare e trovare un posto fisso che durasse per tutto il periodo lavorativo.
Oggi, nell’era dell’informazione, questo iter risulta superato: lo dimostra il mercato del lavoro che, salvo il pubblico impiego, non garantisce più il famoso «posto fisso».
Allora che fare?
- non incolpare entità astratte per crearsi alibi e coprire sensi di colpa
- fare una seria analisi di se stessi e di ciò che potrebbe essere migliorabile
- fare di tutto per migliorare.
Alcuni imprenditori sono divenuti tali reagendo alla paura dell’incertezza, passando dalla condizione di dipendente a quella di autonomo per poi diventare imprenditore, o direttamente da dipendente a imprenditore; nel primo caso il rischio più grande è quello di mantenere la mentalità dell’autonomo, cioè manifestare una spiccata resistenza a delegare ad altri le proprie incombenze sovraccaricandosi a tal punto di impegni e lavoro da compromettere la qualità dell’attività.
Il piccolo imprenditore delega e si informa
L’imprenditore non deve pretendere di fare tutto da solo, deve sapersi circondare dalle persone giuste cui affidare compiti e responsabilità, avendo la consapevolezza che qualsiasi errore potranno fare i suoi collaboratori, ne risponderà lui in prima persona.
Tutto ciò deve avvenire con passaggi meditati che siano il frutto di una specifica preparazione, pena il fallimento.
Anche se è fondamentale, non è sufficiente avere un’idea o sentire una forte passione per mandare avanti un’impresa.
Serve avere tutte le informazioni possibili riguardanti il proprio ambito produttivo e svolgere specifici percorsi di formazione per essere in grado di gestire le emozioni quali paura e insicurezza.
Fare l’imprenditore è un arduo compito, ma si tratta di una scelta e non di un obbligo, quindi, se non si è in grado di sopportare il peso degli impegni cui si è chiamati a far fronte, non c’è nulla di male a scegliere un altro ruolo all’interno del processo.
Stima di sé e comunicazione
Un buon imprenditore, soprattutto il piccolo imprenditore che carica su di sé capitali, rischi e lavoro, deve necessariamente coltivare un’adeguata stima di sé. Avere stima di sé ci aiuta a pensare e a scegliere, ci fa reagire e credere nel futuro progettato.
Il buon imprenditore deve anche saper comunicare con i collaboratori, con i clienti e con i fornitori.
Comunicare significa sapersi relazionare con gli altri nel modo più corretto possibile, nel rispetto di se stessi e del proprio interlocutore. Fare un discorso significa manifestare il proprio pensiero, che può nascondere un desiderio di potere sull’altro. Comunicare in modo corretto ed equilibrato significa anche saper ascoltare e fare buone domande: è dunque utile dotarsi di manuali utili per educarsi in tal senso.