Capitolo 04 / 12
La gestione aziendale
VEDIAMO ora alcuni punti fondamentali per la gestione di una piccola o media impresa. Il sistema operativo di un’azienda comporta l’applicazione di un controllo di gestione che abbia come fine il raggiungimento degli obiettivi ottenuti attraverso particolari processi di sistema. Gli obiettivi di un’azienda sono messi in atto attraverso lo studio e la pianificazione delle strategie che si vogliono adottare.
La gestione non deve essere affidata esclusivamente all’intuito e all’esperienza, ma bisogna mantenere un atteggiamento vigile, avere una mentalità di controllo e di adeguamento affinché si possa monitorare la situazione per meglio gestirla.
L’intera organizzazione aziendale deve essere coinvolta nella pianificazione: occorre dare responsabilità e incentivare il personale affinché possa collaborare alla realizzazione del progetto, con l’aiuto di eventuali figure esterne preposte.
Il piano operativo
Attraverso un piano operativo dovrebbero essere individuati e definiti i principali obiettivi strategici; eccone elencati alcuni:
- analizzare e definire l’area geografica del proprio mercato
- conoscere per anticipare l’andamento di mercato
- conoscere i propri clienti e riconoscere nuovi potenziali clienti
- suddividere i propri clienti in settori specifici
- individuare i fornitori
- analisi contabile (costi e ricavi)
- individuazione degli scostamenti
- valutazione dei risultati
- valutazione dei rischi
- attuazioni di misure correttive
- innovazione
- piano di sviluppo e competitività
- proiezioni finanziarie.
Analizziamo nell’insieme alcuni punti per meglio definire le strategie d’intervento necessarie per migliorare e rendere competitiva la propria azienda.
L’analisi contabile
Fra gli obiettivi principali da analizzare vi sono quelli concernenti i costi e i ricavi: solo controllandone l’andamento si può verificare se le previsioni fatte in precedenza erano corrette o meno.
Non basta rilevare i costi, questi devono essere valutati criticamente per individuare quelle spese che possono essere superflue, eccessive o che necessitano un indirizzo diverso. Un ottimo sistema per iniziare è individuare settori specifici al fine di separare lavorazioni diverse, reparti particolari o attività specifiche.
Suddividere l’azienda in settori separati dotati di un proprio budget significa affidare l’analisi dei risultati delle singole attività ai responsabili preposti che ne daranno conto alla direzione con la stesura di consuntivi periodici.
L’importanza dell’analisi contabile sta nell’individuare i punti critici e attuare le azioni correttive mediante interventi di riassetto. Quando le spese specifiche saranno state pianificate per ogni settore specifico si potrà verificarne periodicamente l’andamento, esaminarle criticamente e apportare le modifiche necessarie. Il tutto andrà rapportato e confrontato con i ricavi e in questo modo si potranno individuare quei settori o quelle lavorazioni che non apportano utili e richiedono un’azione correttiva.
Marketing
Quando ci si propone a un potenziale cliente è necessario allargare la propria banca dati acquisendo più informazioni possibili sulle necessità, i bisogni e le attese del cliente. È importante comunicare al cliente le proprie potenzialità evidenziando ciò che nella nostra impresa fa la differenza rispetto quello che offre il mercato, lasciando così libero il cliente di effettuare le valutazioni. Solo così si è in grado di formulare la miglior offerta sia in termini di servizio che in termini economici.
Con un’analisi dettagliata del cliente e una buona comunicazione è possibile improntare una campagna marketing di successo riuscendo a prevedere in modo sempre più preciso la domanda nel breve e lungo periodo.
L’area geografica
D’importanza rilevante è anche l'area geografica in cui si vuole operare. Operare entro certi confini piuttosto che in altri modifica la strategia con la quale si vuole operare: competere solo sul territorio nazionale è ben diverso che ampliare il proprio raggio di azione al resto del mondo. L’azienda che commercia con l’estero deve necessariamente attrezzarsi di strumenti e mezzi adeguati ad affrontare un mercato molto più vasto in cui entrano in gioco diversi fattori: basti pensare alla formazione dei collaboratori che devono essere preparati per potersi relazionare sia con la lingua che con le leggi di un paese straniero.
L’andamento del mercato
Essenziale è anche non perdere di vista l'andamento dei mercati per settore, che permette di identificare e analizzare le condizioni generali nella quali l’azienda intende operare. Conoscere il mercato significa stabilire i propri limiti, potenziali rischi, valutare le proprie opportunità di crescita, incrementare gli investimenti, avere nel concreto l’idea della possibilità o meno di successo in un determinato settore aziendale.
Competitività esterna e coesione interna
Altro obiettivo previsto nel piano operativo è la competitività, che per un’azienda è la capacità di creare sinergia e coesione tra i propri collaboratori, uniti per obiettivi comuni. Lavorando essi per il bene collettivo e non per interesse individuale, aumentano il grado di coerenza comportamentale, quindi l’efficienza e il successo dell’azienda. La motivazione nasce dalla conoscenza e condivisione degli obiettivi comuni, unita a professionalità, etica sociale e personale.
Il tutto dipende anche dalla formazione del personale come fondamentale leva strategica aziendale.
Innovazione e Ricerca
Il mondo corre e, come dice il vecchio adagio, «chi si ferma è perduto».
Quando abbiamo raggiunto uno standard positivo di qualità del prodotto e/o del servizio tendiamo a sederci e dare per scontato di aver finalmente raggiunto il top.
Gravissimo errore! Nel frattempo c’è qualcuno che deve ancora raggiungere il suo top e sta facendo ricerca per migliorare il suo prodotto che a breve potrebbe farci concorrenza.
Qualcuno pensa che ci sia un limite alla tecnologia per cui il nostro prodotto avrà una vita sufficientemente lunga a ripagare i nostri sforzi? Altro errore! Basta frequentare le fiere o leggere le riviste specializzate; è sufficiente entrare in internet e digitare il nome del nostro prodotto e troveremo l’evoluzione della tecnologia e dei materiali utilizzati che faranno apparire il nostro prodotto superato.
È la frenesia della società, aggiunta alla nuova cultura ambientalista, ripresa anche dalla legge, che prevede un maggior rispetto dell’ambiente e della salute. Proviamo a pensare al mattone biologico, alle norme adottate dalla Francia e delle quali si discute anche in Italia relativamente agli alimenti troppo ricchi di zuccheri e grassi, del bisogno di benessere, di sport ecc.
L’evoluzione di un popolo ha bisogni diversi in funzione del suo grado di civiltà e consapevolezza che gradualmente raggiunge. Ci sono molti bisogni nascosti che possono creare opportunità e la ricerca atta a soddisfare questi bisogni genera crescita.
Non è sufficiente solo una buona idea, deve essere accompagnata da un buon servizio effettuato con una buona organizzazione che coinvolga tutta la catena.
L’innovazione di un prodotto è relativamente facile perché coinvolge i materiali usati, le macchine tecnologicamente avanzate per produrlo migliore in termini di qualità e maggiore per quantità; ciò che è veramente difficile è l’innovazione su noi stessi per capire e assimilare i meccanismi del mercato.
Rivolgendomi alle piccole e medie imprese questo aspetto è veramente determinante e prevede un percorso arduo, impegnativo e da non sottovalutare perché è alla base del business moderno.
Sicuramente aiuterà leggere riviste specializzate, frequentare fiere espositive e cercare su internet le soluzioni più avanzate per ricavare spunti atti a migliorare il nostro prodotto; quando dobbiamo innovare noi stessi gli strumenti di massa servono a ben poco.
Torniamo ai concetti basilari di informazione e formazione! Fare ricerca su noi stessi è difficile in quanto si è tentati sempre al giustificazionismo, e l’autocritica costruttiva viene avvolta da alibi come la semplice mancanza di tempo. Il problema è che abbiamo difficoltà al cambiamento e modificarci comporta stress.
Pensiamo che la valutazione dello stress correlato, dopo l’accordo interconfederale siglato a livello europeo tra associazioni sindacali e datoriali del 2004, è entrata a far parte del D.Lgs. 81/80 art. 28.
Una ricerca americana riporta una cinquantina di cause originarie dello stress e tra le principali troviamo proprio le finanze e il lavoro. Anche un fatto positivo come la crescita professionale, l’avanzamento di carriera o un cambio di mansione possono essere vissute con ansia, per maggior responsabilità o per il cambio di vita e di abitudini.
Il nostro cervello tende a mantenere l’equilibrio che ha raggiunto e mostra resistenze al cambiamento e questo è un fatto naturale che però non ci deve portare all’assuefazione e al mantenimento di atti acquisiti. Quindi con gradualità, impegno e costanza facciamo una ricerca su di noi e innoviamoci, sapendo che solo così potremo crescere individualmente e far crescere la nostra attività.
La formazione giusta
Occorre avere la capacità di analizzare i fabbisogni e progettare interventi formativi adeguati, realizzarli e monitorarne i risultati per la ridefinizione correttiva degli interventi da effettuarsi nel tempo.
La formazione si distingue in due grandi categorie: «saper fare» e «saper essere». La prima per le competenze pratiche sul lavoro, la seconda per acquisizioni comportamentali, di relazione e emotive utili per sé e per il gruppo di lavoro.
Gli indicatori di performance permettono il costante monitoraggio dell’efficienza aziendale e sono indice di competitività.
Il Management mantiene il controllo della situazione aziendale nei confronti del mercato esterno e non perde di vista la realtà economica e strutturale del momento, indicando ad ogni collaboratore la formazione più adeguata alle necessità del momento.
Il futuro della competizione passa anche attraverso la formazione. È convinzione comune che i veri investimenti siano quelli tangibili come con «il mattone», concreti come le tecnologie, i nuovi macchinari ecc.
Vero. Oggi però non basta più. E lo sappiamo.
Come può prosperare un investimento nella tecnologia senza che questo sia accompagnato da una buna gestione umana? Non può.
Come può una trattativa terminare a nostro favore senza capacità di esposizione e di gestione personale?
Oggi non basta più avere buoni macchinari e processi efficienti per essere competitivi. Oggi è necessario avere dirigenti e collaboratori efficaci, e per ottenere questo la formazione è l’investimento più oculato e redditizio.
Un tempo bastava la scuola: l’università era una garanzia, oggi non più. Oggi non è più consentito di stare fermi, siamo chiamati a un continuo aggiornamento d’informazione e formazione. Si dice che la vera risorsa sia la ricerca? Allora iniziamo a fare «ricerca» su noi stessi, ad arricchire il nostro bagaglio di informazioni e competenze per essere all’altezza del mercato globale.
Oggi il futuro di un’azienda fiorente risiede infatti nella forza umana, aspetto che possiamo acquisire e migliorare con mirati corsi formativi.
Noi, come popolo italiano abbiamo da sempre dimostrato una forza di volontà e di ripresa che ci hanno sempre permesso di risalire la china anche nei momenti più difficili. Riprendiamoci dunque l’ottimismo, l’autostima e la volontà. Investiamo sulle nostre menti che hanno sempre fornito prova di abilità e intraprendenza. Riprendiamo il ruolo che ci spetta: negli ultimi cinquanta anni l’Italia è stata riconosciuta come uno dei primi paesi del mondo per beni artistici, culturali e storici.
L’Italia dispone infatti del più elevato numero di siti protetti dall’Unesco in quanto patrimonio dell’umanità.
Non flagelliamoci sempre, rimbocchiamoci le maniche e continuiamo a essere «Italiani». Grazie.
Core business, immagine e opportunità
L’azienda deve altresì calcolare con attenzione e accortezza opportunità e rischi, entrambi fattori cruciali per le previsioni di sviluppo di un’azienda.
Un imprenditore o un manager di successo deve sempre operare per cogliere le migliori opportunità, facendo leva sui punti di forza esistenti nell’organizzazione, riducendo le debolezze ed evitando eventuali rischi.
L’azienda deve riuscire a creare un insieme di elementi fondamentali che, opportunamente combinati, formino un’intesa vincente, ma non può dimenticare di considerare il core business.
Con il termine «core business» s’intende l’insieme delle attività principali che contribuiscono maggiormente alla produzione del fatturato. Ogni azienda può ricavare reddito da diverse attività, ma il core business è quello più importante e per cui l’azienda è nata.
Pertanto, affinché l’azienda non subisca perdita d’immagine e reputazione nel settore principale, dovrà essere in grado di utilizzare la propria liquidità per finanziare il core business primario.
In genere le aziende possono avere più settori, ma il core business rimane il marchio di fabbrica che le contraddistingue.
Per gestire il core business e gli altri settori, un’azienda deve investire nell’innovazione per mantenere la propria competitività sul mercato.
Innovazione e piano operativo
L’innovazione è l’implementazione di un prodotto nuovo o significativamente migliorato (sia esso un bene o un servizio), di un processo, un nuovo metodo di marketing o un diverso sistema organizzativo del business, del luogo di lavoro o delle relazioni esterne.
Con attività d’innovazione sono intesi tutti i passaggi scientifici, tecnologici, organizzativi, finanziari e commerciali volti all’implementazione dell’innovazione come ulteriore opportunità.
Alcune attività d’innovazione sono esse stesse «innovative», altre invece non sono nuove, ma sono necessarie per l’implementazione dell’innovazione, come per esempio la ricerca e sviluppo non legata a una specifica innovazione.
L’innovazione e la tecnologia, insieme alle risorse umane, sono le principali doti di un’azienda. La tecnologia è lo strumento indispensabile per la ricerca delle innovazioni che possano trasformarsi in vantaggi e competitività rispetto alla concorrenza e diventare un valore aggiunto per l’azienda. Le risorse umane diversamente, sono l’anima indispensabile per gestire e utilizzare al meglio le tecnologie, i capitali, il patrimonio e tutto ciò che un’azienda possiede.
La perfetta organizzazione forse non esiste, ma l’azienda ha il dovere di pianificare e gestire al meglio tutto quello che possiede per un unico obiettivo: soddisfare i propri clienti.
L’azienda non può esistere senza clienti cui vendere i propri beni e servizi: questo è lo scopo ultimo dell’attività imprenditoriale.
Il piano operativo può dunque essere riassunto facendo il punto su alcune definizioni.
Scopo: stilare un progetto idoneo a garantire un servizio qualitativo ed efficiente atto a soddisfare tutte le esigenze della clientela.
Metodologia: redigere uno schema di flusso idoneo ad individuare tutti i passaggi al fine di renderli compatibili con il processo.
Obiettivo: garantire un servizio soddisfacente per il cliente e le sue esigenze.
Procedure: stilare adeguate procedure sia amministrative che operative che pianifichino il processo del servizio. Dette procedure devono essere distribuite a tutto il personale, previa adeguata formazione, affinché tutti possano effettuare le operazioni in modo sinergico.
Management: la direzione assume il coordinamento di tutte le fasi, distribuendo le varie mansioni e compiti ai singoli reparti, che a loro volta dovranno rendere conto ai coordinatori del proprio operato.
Cliente: il cliente deve avere l’opportunità di partecipare al processo segnalando eventuali necessità, rilasciare un suo autonomo grado di giudizio e suggerire eventuali modifiche al processo del servizio.
Verifiche: sarà instaurato un sistema di valutazione che avrà come attore principale il cliente; in funzione di ciò subentrerà la valutazione del management per le opportune rettifiche a eventuali non conformità segnalate o rilevate.
Ed ora occupiamoci della parte gestionale.
Stato patrimoniale
Il patrimonio è il complesso dei beni a disposizione di un’azienda in un determinato momento. Si può quindi affermare che il patrimonio è il «capitale» di un’azienda.
Il patrimonio di un’impresa può essere costituito da vari elementi: denaro (compresi i crediti e i debiti), merci, macchinari, terreni, titoli, brevetti, software, mobili, diritti ecc.
Capitale
Il capitale può essere inteso in senso qualitativo o quantitativo.
- Qualitativo: insieme eterogeneo di beni a disposizione in un determinato momento
- Quantitativo: somma dei valori a disposizione in un determinato momento.
Componenti qualitative del capitale
Destinazione:
- immobilizzazioni, cioè i beni destinati a restare durevolmente nell’azienda
- disponibilità, cioè i beni destinati alla vendita.
Durata dell’impiego:
- capitali circolanti (s’impiegano una sola volta nella produzione)
- capitali fissi (beni che servono per più produzioni).
Attività in cui sono impiegati:
- principali
- accessorie.
Consistenza:
- materiali
- immateriali.
Capitale netto:
- capitale netto iniziale (investimento prima della fase produttiva)
- capitale netto finale (investimento iniziale più la somma algebrica dell’utile o la perdita).
Se il capitale netto finale è maggiore del capitale netto iniziale vi è un utile nel periodo; diversamente, viene rilevata una perdita.
In definitiva, il capitale netto è la differenza tra attività e passività, quindi la ricchezza dei proprietari delle quote dell’azienda.
Componenti quantitative del capitale
Segno:
- attività (componenti positive)
- passività (componenti negative).
Determinazione:
- valori numerari, espressi in moneta (per i qualitativi occorre valutarli in moneta). Essi si distinguono in:
- • certi (cassa)
- • assimilati (crediti e debiti)
- • presunti (ratei di spese e di rendite, fondi accesi a spese e rischi futuri)
- • valori non numerari (immobilizzazioni e beni destinati alla vendita)
Ratei attivi e passivi:
crediti e debiti in via di formazione posticipati ma relativi al periodo trascorso.
Avviamento:
maggior valore attribuito ad una azienda in funzionamento rispetto alla somma dei valori attribuiti ai componenti del suo capitale.
Riscontri attivi e passivi:
spese o rendite pagate o riscosse anticipatamente ma relative all’esercizio futuro.
Fondi rischi:
spese future di natura incerta.
Entrate e spese future:
movimenti che avverranno in futuro, ma che sono di competenza dell’esercizio in chiusura.
Spese impianto:
spese iniziali sostenute in fase di costituzione.
Perdite emissione:
costo pari alla differenza tra il valore nominale delle obbligazioni e il loro valore di emissione.
Inventario:
È il prospetto nel quale si elencano i vari componenti del patrimonio in un dato momento.
Questi beni non numerari richiedono di essere valutati per assegnare loro un valore numerario (cioè monetario): questa valutazione è sempre molto incerta poiché dipendente da variabili che è difficile prevedere nel dettaglio (tempo, mercato, deterioramento ecc.).
Quote di ammortamento
La normativa fiscale prevede che se un bene non supera il valore di € 516,46 (pari al vecchio milione di Lire) può entrare interamente nei costi d’esercizio senza ricorrere all’ammortamento.
Questa scelta non è un obbligo ma una facoltà riconosciuta al contribuente in quanto detto bene, pur di bassa entità economica, può avere una vita economica annuale o pluriennale.
Occorre inoltre precisare che alcuni beni non sono interamente deducibili al 100% ma nelle quote previste, come ad esempio i cellulari per l’80% e le auto per il 40%, almeno per quanto riguarda l’attuale normativa vigente. In qualsiasi caso, prima di portare in deduzione qualsiasi spesa, è necessario accertarsi della percentuale di detrazione ammissibile. Per i beni strumentali superiori a € 516,46 devono essere ammortizzati in quote annuali.
Nella formulazione annuale del bilancio la quota degli ammortamenti viene aggiunta ai costi perché considerata bene strumentale e pertinente all’attività, contribuendo così a portare in diminuzione gli utili.
Sintetizzando si può dire che il totale dei costi, aumentati della quota di ammortamento, meno il fatturato genera l’importo soggetto a tassazione.
Lo schema sottostante riporta, in modo non esaustivo, alcune voci si spesa con le relative percentuali di ammortamento.
| Descrizione | Aliquota |
|---|---|
| Edifici | 3% |
| Fabbricati destinati alla grande distribuzione | 6% |
| Costruzioni leggere (tettoie, baracche, ecc) | 10% |
| Impianti e mezzi di sollevamento, carico e scarico, pesatura, ecc | 7,5% |
| Macchinari, apparecchi e attrezzature varie (compreso frigorifero, impianto di condizionamento e distributore automatico | 15% |
| Stigliatura | 10% |
| Arredamento | 15% |
| Banconi blindati o con cristalli blindati | 20% |
| Impianti di allarme, di ripresa fotografica, cinematografica e televisiva | 30% |
| Impianti interni speciali di comunicazione e telesegnalazione | 25% |
| Impianti destinati al trattamento ed al depuramento delle acque, fumi nocivi, ecc mediante impiego di reagenti chimici | 15% |
| Mobili e macchine ordinarie d’ufficio | 12% |
| Macchine d’ufficio elettromeccaniche ed elettroniche compresi i computer e i sistemi telefonici elettronici | 20% |
| Autoveicoli da trasporto (autoveicoli pesanti in genere, carrelli elevatori, mezzi di trasporto interno, ecc) 20% | 20% |
| Autovetture, motoveicoli e simili | 25% |
Finanziamento
Se, per rilanciare l’impresa oppure per sviluppare un nuovo progetto, abbiamo necessità di rivolgerci alla banca per avere un finanziamento, è necessario che si proceda con professionalità per essere il più possibile credibili.
Mettiamoci subito nei panni di coloro che dovrebbero concederci il prestito: saranno gentili perché per loro è un lavoro che frutterà interessi e quindi un guadagno, ma prima di investire i loro soldi vorranno avere delle garanzie e quindi la sicurezza che l’azienda sia in grado di far fronte al debito.
In qualsiasi caso, la banca dovrà conoscere dettagliatamente il nostro progetto, condividerlo, sottoporlo ai propri consulenti e solo dopo, se sarà approvato, ci sarà eventualmente concesso il credito.
La prima cosa da fare è essere convinti di ciò che presentiamo e, forti della nostra consapevolezza, dobbiamo essere in grado di coinvolgere chi ci sta di fronte per condividere il progetto.
Nel caso di una banca, non possiamo presentarci con una richiesta verbale, amichevole, anche se siamo correntisti da anni: dobbiamo capire che non trattandosi di «un’opera pia», prima di concedere un prestito per un progetto la banca deve almeno condividerne il rischio.
La strategia che abbiamo maturato razionalmente e che siamo convinti possa risolvere o migliorare la produttività della nostra azienda è sì frutto della nostra positività d’imprenditore, di ottimismo, di autostima, di motivazione, ma per convincere la banca dobbiamo lavorare con impegno e metodo.
È necessario redigere un «business plan» (piano d’affari) e saperne illustrare con chiarezza i dati, le proiezioni ecc.
Essere correntisti della banca alla quale ci rivolgiamo è una buona base di partenza in quanto siamo riconosciuti per la nostra storia: il rapporto di fiducia, se non compromesso nel passato, può aiutarci a ottenere ciò che vogliamo.
Dobbiamo considerare la banca un investitore che versa soldi nella nostra impresa e si aspetta di incrementare i propri utili rientrando del suo capitale aumentato degli interessi che andremo a versare.
Se il nostro business plan non fosse completamente accolto dal funzionario, invitiamolo a visitare la nostra struttura aziendale affinché tocchi con mano la nostra realtà; accettiamo le sue considerazioni senza viverle come critiche, ma come supporto al nostro progetto.
Il fatto di dover fornire maggiori garanzie non deve essere visto come un ostacolo alla nostra idea, ma come stimolo a renderci consapevoli della serietà delle nostre azioni; la razionalità precauzionale della banca ci aiuterà a non fare passi falsi, garantendo così maggior successo al progetto di innovazione che abbiamo deciso di intraprendere.
Business Plan
Quando si decide di iniziare un’attività o ampliare quella esistente è buona norma stilare un piano di massima, al fine di verificare:
- a) l’idea, la passione, il progetto (descrivere in sintesi)
- b) le reali capacità professionali e attitudini personali
- c) i bisogni e/o servizi da soddisfare: propri e della potenziale clientela
- d) il mercato, la concorrenza, i punti forti e quelli deboli
- e) il target di clientela e obiettivi di vendita
- f) le caratteristiche del prodotto o servizio che si vuole offrire
- g) le necessità logistiche (locali, capannoni, attrezzature ecc.)
- h) la fattibilità tecnica e le infrastrutture necessarie
- i) la fattibilità economica finanziaria
- j) gli obblighi di legge attinenti alla nostra attività.
Quando si sono definiti tutti gli obiettivi, occorre stilare un «action plan» (piano d’azione) dove saranno indicati le azioni, i tempi e le responsabilità necessarie per potere raggiungere gli obiettivi descritti nel business plan.
Cash Flow
La differenza tra le entrate e le uscite (flussi monetari) di un’azienda durante un periodo di analisi rappresenta il flusso di cassa.
Può essere distinto in:
- cash flow operativo, generato dall’attività aziendale
- cash flow non operativo, se tiene in considerazione altri parametri (interessi, dividendi, prestiti, tasse extra, aumento del capitale ecc.)
Questo strumento rappresenta una misura per valutare la capacità finanziaria e la redditività.
Il cash flow dimostra se l’azienda è in grado di autofinanziarsi o se non è autosufficiente.
Se il flusso monetario è positivo, viene chiamato cash inflow, se il flusso monetario è in diminuzione viene chiamato cash out flow.
Conto economico
È il documento di bilancio relativo a un determinato periodo amministrativo, dove sono riportati i costi e i ricavi che per differenza determinano l’incremento o il decremento del capitale netto.
In esso sono elencati:
- a) il valore della produzione
- b) i costi della produzione
- c) i proventi e gli oneri finanziari
- d) le rettifiche di valore di attività finanziarie
- e) i proventi e gli oneri straordinari.
Risk Manager
Il «Risk Manager» è colui che si occupa della gestione del rischio dell’impresa, che misura e stima il rischio e successivamente sviluppa strategie atte a governarlo. Tale figura, che può essere interna o esterna all’azienda, deve possedere un profilo professionale atto ad affrontare:
- a) la valutazione dei rischi legati alle attrezzature
- b) la valutazione dei rischi economici finanziari
- c) la valutazione dei rischi legati alle operazioni
- d) la valutazione dei rischi legati alla pianificazione, ristrutturazione e l’ottimizzazione della produzione.
Dovendo affrontare la crisi è indispensabile parlare della valutazione dei rischi riportati alla lettera d): chi si occupa di questo aspetto dovrà essere un esperto capace di analizzare la situazione attuale, individuare le criticità e fornire i suggerimenti necessari a migliorare la resa produttiva.
Spesso l’imprenditore sviluppa una certa diffidenza nei confronti di questa figura perché crede di conoscere a fondo la propria attività e pensa che sia impensabile che un collaboratore esterno possa fornire consigli utili a migliorare gli aspetti critici della sua impresa. È vero il contrario, perché un esterno ha la possibilità di analizzare con razionalità la situazione senza farsi deviare da fattori emotivi, ha la mente libera da condizionamenti prefissati, ha la professionalità adatta a osservare, analizzare numeri, individuare parametri di produttività ecc. senza porsi preventivamente obiettivi. Solo al termine di questa analisi scrupolosa e completa egli è in grado di formulare una sua analisi e proporre eventuali correttivi.
Gestire un’attività è paragonabile alla gestione di tutti gli altri aspetti della vita: se si è coinvolti, non sempre si ha la lucidità necessaria a trovare soluzioni efficaci proprio perché il campo emozionale prevale inconsciamente su quello razionale.
«Control»
Ogni gestione aziendale richiede di essere controllata. Concentriamoci ora sulla parola «controllo» che spesso è intesa come verifica d’esercizio per appurare il fatturato (ricavo), le spese (costo) e il relativo utile o perdita.
Questo modo di agire, pur essendo corretto, ha un grosso limite: permette solo di appurare, a cose fatte, un determinato risultato.
Per gestire un’azienda correttamente potremmo tradurre la parola «controllo» in inglese, «control», conferendole così un significato diverso che ci servirà per comprendere quale sia il modo migliore per «controllare» l’attività.
«Control» non significa verificare a posteriori ma, prima e durante: significa analizzare, stimare, fare previsioni, proiezioni, modificare azioni e indirizzi al fine di ottenere il risultato prefissato.
Un controllore di volo non si limita a verificare che l’aereo partito da Milano sia arrivato a Roma, deve pianificare il viaggio, l’orario, il numero dei passeggeri, il decollo, tener conto degli aspetti climatici, dei costi, del mercato, della rotta, dell’atterraggio, del servizio offerto, ecc.
La tua azienda deve essere monitorata come quel volo: devono essere individuati gli obiettivi che tengano conto di tutte le variabili e non è sufficiente demandare questo controllo a fine esercizio.
È basilare individuare dei periodi intermedi (mensili, trimestrali, semestrali) di control per appurare se gli obiettivi sono in linea, se il trend è positivo e, qualora siano riscontrati scostamenti immediati o in proiezione, devono essere individuati i fattori correttivi per rientrare prontamente nella rotta stabilita.
Se lasciamo che l’aereo esca dalla rotta stabilita assumiamo rischi più o meno alti che possono causare effetti disparati: da un semplice ritardo sull’ora di arrivo sino a una eventuale collisione.
Spesso, pensando di essere autosufficienti, ci si affida esclusivamente alla propria esperienza. Si spera così che il controllo finale sia corrispondente alle aspettative. Diversamente, se esso si discosta dai risultati attesi, spesso ci si ripara dietro ad alibi legati alla congiuntura economica, al caro petrolio, al cambio dell’euro ecc.
Per gestire un’azienda è molto importante avere, oltre all’esperienza e alla professionalità, l’abitudine a svolgere controlli per essere sicuri che «il volo» proceda regolarmente. Per far ciò è necessario monitorare (da qui il vero «control») periodicamente l’attività e intervenire tempestivamente in caso di «guasto».
Se i tassi crescono o se il cambio del dollaro si modifica, con un control periodico si possono modificare i prezzi e eventualmente diminuire i costi. Se invece viene demandato il controllo a fine esercizio, è troppo tardi per intervenire sul risultato, qualunque esso sia: se ne può solo prendere atto.
Non si deve confondere la funzione del control con quella del commercialista/fiscalista che registra le fatture emesse (ricavi) e le fatture fornitori (costi) per redigere il bilancio di fine anno: si tratterebbe ancora una volta di aver interpretato la parola «control» come quella italiana «controllo».
L’analisi analitica è un metodo che consente di seguire il percorso dell’azienda nel suo esercizio e verificarne periodicamente il rispetto degli obiettivi sia temporali sia in proiezione, consentendo così di individuare i punti deboli e intervenire per mantenere la rotta (control).
Leggi, norme, disposizioni
(I riferimenti legislativi riportati nelle pagine successive, non possono essere considerati definitivi e esaustivi: pertanto si consiglia di verificarne, tramite confronto con le comunicazioni ufficiali, la validità e la completezza.)
Le definizioni di lavoro e azienda sono riportate rispettivamente nella Costituzione Italiana e nel Codice civile.
Di seguito cito alcuni articoli fondamentali che meglio illustrano i significati delle parole chiave riportate in questo libro. Iniziamo partendo da ciò che dice la nostra Costituzione sul lavoro:
Art. 1 «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.»
Art. 2 «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.»
Art. 3 «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.»
Art. 4 «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.»
Art. 32 «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.»
Art. 35 «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.»
Art. 41 «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla dignità umana.»
Ecco qui le definizioni riportate nel Codice civile:
azienda
art. 2555 c.c.:
«L’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.»
imprenditore
art. 2082 c.c.:
«È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata, al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.»
piccolo imprenditore
art. 2083 c.c.:
«Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.»
Il rispetto delle leggi citate nella Costituzione, nel Codice civile e nelle norme che regolano la sicurezza sul lavoro e il rispetto dell’ambiente, eviterà all’imprenditore di essere giudicato sulla base degli articoli previsti dal Codice penale.
Per avviare o gestire qualsiasi attività è necessario attenersi scrupolosamente alle leggi in vigore: vi sono norme di carattere generale che sono valide per tutti e altre che devono essere applicate in modo diverso in base al tipo d’impresa.
Enti e organizzazioni di categoria rimangono un valido e prezioso supporto per le aziende alle prese con problemi di carattere burocratico e amministrativo.
In questo contesto non è possibile elencare tutte le regole a cui le aziende devono attenersi, ma possiamo citarne alcune come esempio:
- autorizzazioni, permessi, licenze
- contabili e finanziarie
- tributarie e fiscali
- contributive
- relative a sicurezza e salute negli ambienti di lavoro.
Sul punto sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, sento il dovere di dare qualche spiegazione in più rispetto al resto, se non altro perché tali norme trattano del bene più prezioso per l’azienda: il fattore umano.
Sicurezza, salute e ambiente: il fattore umano
L’imprenditore deve farsi carico dell’applicazione delle leggi che regolano la sicurezza sul lavoro, capitolo importante e basilare per la gestione della propria azienda e dei propri collaboratori.
Citerò alcune delle regole fondamentali riguardanti la sicurezza sul lavoro alle quali l’imprenditore non può sottrarsi, sia per un sacrosanto impegno morale che deve avere verso i suoi collaboratori, sia per il rispetto più generale dell’ambiente che lo circonda.
Il D. Lgs. n. 81 del 09 aprile 2008, integrato con il D. Lgs, n.106 del 03 agosto 2009, è il Testo Unico dove sono raccolte tutte le disposizioni in materia di sicurezza, igiene ed ambiente.
In sintesi, l’azienda deve pianificare la sicurezza applicando il decreto in tutte le sue parti:
- redigere il documento di valutazione di tutti i rischi presenti nella propria azienda (luoghi di lavoro, strutture, macchinari e attrezzature, mansioni, prodotti impiegati ecc.)
- mettere in pratica tutte le misure cautelative per ridurre il più possibile i rischi riscontrati
- adottare attrezzature, macchinari e metodologie atte a mitigare il rischio
- formare e informare i lavoratori su tutti i rischi presenti in azienda, anche attraverso corsi obbligatori su tecniche di primo soccorso e antincendio
- organizzare riunioni con i lavoratori per monitorare l’evoluzione dell’andamento della cultura della sicurezza
- stilare il piano delle emergenze pianificando gli interventi e identificando le persone addette alla squadra emergenze, preventivamente formate ed addestrate
- predisporre procedure e istruzioni operative riferite alle varie mansioni svolte nella propria azienda, comprendendo anche le disposizioni per l’utilizzo di dispositivi collettivi ed individuali
- organizzare la gestione e la raccolta dei rifiuti aziendali in base alle regole in materia di tutela ambientale
- garantire la tutela alle lavoratrici gestanti, ai minori, ai lavoratori diversamente abili, agli stranieri, e comunque a tutti i lavoratori in base al grado di rischio riscontrato nel documento preventivamente stilato
- pianificare l’organigramma della sicurezza comprendendo tutte le figure responsabili previste dalle norme vigenti:
- • datore di lavoro (titolare o delegato con ampi poteri di spesa per la sicurezza)
- • RSPP (Responsabile del servizio di prevenzione e protezione della sicurezza) che può essere lo stesso datore di lavoro oppure una persona esterna delegata dallo stesso datore di lavoro
- • RLS (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) eletto dai lavoratori il cui nominativo è comunicato per iscritto dagli stessi al datore di lavoro che si impegna a sua volta a trasferire tale comunicazione all’Inail
- • preposto (responsabile di reparto o comunque persona che sovrintende il lavoro coordinando il personale addetto)
- • squadra di intervento formata da lavoratori addetti alle emergenze
- • medico competente (ove necessario).
Tutte le figure comprese nell’organigramma della sicurezza aziendale devono frequentare dei corsi mirati e regolamentati in base alle normative vigenti. Il datore di lavoro ha la responsabilità di organizzare corsi di formazione durante l’orario di lavoro, senza alcuna spesa e onere per il lavoratore.
I lavoratori non potranno sottrarsi ai corsi di formazione e dovranno altresì sottoporsi ai controlli sanitari pianificati dal medico competente ove necessario.
Ricordo che quanto sopra riportato non potrà essere considerato esaustivo per tutte le situazioni, ma deve essere preso come linea generale per il rispetto minimo delle leggi della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Qualcuno penserà con nostalgia al passato, dove c’era più libertà d’impresa e meno vincoli, ma in un paese progredito civilmente è impensabile lavorare senza tutelare la salute e la sicurezza dell’uomo e salvaguardare l’ambiente.
Sicuramente tutto ciò ha portato a una burocrazia ingombrante che potrebbe essere ridimensionata, ma la diminuzione della carta deve essere accompagnata da una sempre maggior tutela e miglioramento delle condizioni dei lavoratori e dell’ambiente.
La materia riguardante questo argomento è vasta: ecco riproporsi la necessità di informazione e formazione, concetti basilari per poter gestire oggi un’azienda.
La sicurezza deve essere considerata come l’investimento primario rivolto alle persone e alle strutture dell’azienda, beni fondamentali che devono essere tutelati.
La sicurezza, applicata con metodo e competenza, riduce i rischi e aumenta la potenzialità di fare impresa in modo sicuro e sano per il bene di tutti.
Formazioni e aggiornamenti
La conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, hanno siglato l’accordo sulla regolamentazione delle formazioni ai sensi dell’art. 37 del D.Lgs. 81/2008 e successive modificazioni, per i contenuti minimi e le modalità della formazione, nonché dell’aggiornamento, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei preposti, dei dirigenti e dei Datori di lavoro che assumono in proprio l’incarico di Responsabili per la sicurezza.
L’accordo è stato siglato in collaborazione con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
Formazione Lavoratori, Preposti, Dirigenti, Datori di Lavoro RSPP
E' stato pubblicato sulla G.U. n. 8 del 11 gennaio 2011 l’accordo Stato-Regioni del 21-12-2011 che modifica integralmente la formazione.
Qui di seguito riporto le modalità dell’accordo con il percorso formativo suddiviso in 3 fasce di rischio, definiti secondo i macrosettori Ateco 2002-2007.
Lavoratori
Il percorso formativo, si articola in 2 moduli distinti, diversificati in base alla tipologia di rischio dell’azienda.
| Rischio Basso | Rischio Medio | Rischio Alto | |
|---|---|---|---|
| Formazione Generale | 4 | 4 | 4 |
| Formazione Specifica | 4 | 8 | 12 |
| TOTALE ORE | 8 | 12 | 16 |
Semplifichiamo alcuni settori per fasce di rischio:
Rischio Basso (Uffici e servizi, Commercio, Artigianato, Turismo)
Rischio Medio (Agricoltura, Pesca, P.A., Istruzione, Trasporti, Magazzinaggio)
Rischio Alto (Costruzioni, Industrie alimentari, Tessile, Legno, Manifatturiero, Energia, Rifiuti, Raffineria, Chimica, Sanità)
Aggiornamento: durata minima 6 ore quinquennali per tutti i macrosettori di rischio.
La formazione generale e l’aggiornamento per alcune categorie di rischio, possono essere svolti e-Learning.
Preposti
Il percorso formativo, oltre a quella prevista per i lavoratori, deve essere integrata da una formazione particolare in base alla tipologia del rischio:
| Rischio Basso | Rischio Medio | Rischio Alto | |
|---|---|---|---|
| Formazione Particolare | 8 ore | 8 ore | 8 ore |
Aggiornamento: durata minima 6 ore quinquennali per tutti i macrosettori di rischio.
Dirigenti
Il percorso formativo, sostituisce integralmente quella prevista per i lavoratori, non è collegato alla tipologia di rischio ed è strutturato in 4 moduli, per una durata minima di 16 ore:
| Modulo 1 | Modulo 2 | Modulo 3 | Modulo 4 |
|---|---|---|---|
| Giuridico-normativo | Gestione ed organizzazione della sicurezza | Individuazione e valutazione dei rischi | Comunicazione, formazione e consultazione dei lavoratori |
Aggiornamento: durata minima 6 ore quinquennali per tutti i macrosettori di rischio.
Datori di Lavoro RSPP
Il percorso formativo, la durata, i contenuti minimi le modalità della formazione e l’aggiornamento del Datori di Lavoro per lo svolgimento diretto dei compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. 81/2008:
| Rischio | Settori | Durata |
|---|---|---|
| Rischio Basso | Uffici e servizi, Commercio, Artigianato, Turismo | 16 ore |
| Rischio Medio | Agricoltura, Pesca, P.A., Istruzione, Trasporti, Magazzinaggio | 32 ore |
| Rischio Alto | Costruzioni, Industrie alimentari, Tessile, Legno, Manifatturiero, Energia, Rifiuti, Raffineria, Chimica, Sanità | 48 ore |
La formazione è strutturata in 4 moduli formativi:
| Modulo 1 | Modulo 2 | Modulo 3 | Modulo 4 |
|---|---|---|---|
| Giuridico-normativo | Gestione ed organizzazione della sicurezza | Individuazione e valutazione dei rischi | Formazione e consultazione dei lavoratori |
| Può essere svolto in modalità e-Learning | Può essere svolto in modalità e-Learning |
Aggiornamento: Rischio Basso 6 ore - Rischio Medio 10 ore - Rischio Alto 14 ore.
«La sicurezza la pretende chi si vuole bene», questo è lo slogan della campagna in favore della sicurezza sul lavoro promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: facciamone tesoro.
Documentazione
Un’impresa sana deve partire dai presupposti legali e normativi che consentano il corretto svolgimento della propria attività. Sembrerà banale, scontato, ma non è così.
Molti sono gli adempimenti ai quali è necessario dedicarsi sia all’inizio dell’attività sia durante, per cui è consigliabile averne un elenco e relativo scadenziario per non incorrere in dimenticanze col rischio di sanzioni e mancati rinnovi.
La gamma delle norme è vasta e, presumendo possa essere d’aiuto, farò una rapida panoramica che possa servirvi per verificare se la tua attività è in regola rispetto a quanto la legge prevede.
Preciso che alcune disposizioni sono regionali per cui bisogna fare riferimento alla normativa della regione in cui si opera.
Questo elenco non vuole e non può essere esaustivo, ma è da considerarsi un database utile da verificare mentalmente se, almeno rispetto a questi principali adempimenti, siete in regola o avete bisogno di approfondire qualche aspetto.
Per comodità dividerò la documentazione in tre grandi gruppi:
- autorizzazioni
- sicurezza / igiene /ambiente
- documentazione varia
1. AUTORIZZAZIONI
Approvvigionamento idrico
Un’impresa può utilizzare acqua per uso domestico, per uso industriale o antincendio e può avvalersi sia dell’utilizzo dell’acquedotto comunale, sia di approvvigionamenti privati come la costruzione di pozzi, installazioni di vasche o serbatoi di accumulo.
In funzione dei vari utilizzi saranno necessarie autorizzazioni diverse e certificazioni di competenze che andranno richieste alle Asl, Arpa, province, regioni, comuni ecc.
Trattamento e scarico acque reflue
Decreto legislativo, 3 aprile 2006, n. 152, norme in materia ambientale.
Per le aziende che scaricano grandi quantità di acque per le lavorazioni, esiste l’obbligo di verificare con le normative della propria provincia, regione o comune eventuali altri impegni come ad esempio la segnalazione annuale delle quantità e qualità delle acque scaricate, delle quantità prelevate dall’acquedotto o dal pozzo, la frequenza delle analisi da effettuare ed eventuali canoni erariali o addizionali regionali.
Particolare attenzione va posta al rinnovo dell’autorizzazione quadriennale che deve essere richiesta un anno prima della scadenza, pena istruire la pratica ex-novo.
Registro delle imprese
La legge 580/93 ha istituito il Registro delle imprese, che riunisce due precedenti registri: il Registro delle società, tenuto dalle cancellerie commerciali dei tribunali, e il Registro ditte, tenuto dalle camere di commercio.
L’iscrizione alla Camera di commercio deve avvenire entro trenta giorni dalla nascita della società e comporta il versamento di un diritto annuale.
Decreto ministeriale
Alcune attività necessitano di un’autorizzazione ministeriale (es.: l’erogatore di gasolio per autotrazione a uso interno, anche se di piccole dimensioni, necessita di un decreto ministeriale, che viene rilasciato alla società costruttrice dell’attrezzatura da parte del ministero delle Attività produttive).
Licenze
Alcune attività necessitano di apposite licenze, siano esse attività commerciali o fiscali (licenze d’esercizio per attività commerciali, per la detenzione di merci come carburanti, oli lubrificanti, grassi, alcoli ecc.).
La Scia - Segnalazione Certificata di Inizio Attività
Di seguito riporto le metodologie applicate per la Regione Lombardia, ma sono indicazioni che valgono per tutte le regioni: al limite possono cambiare alcune disposizioni che sarà opportuno concordare con la propria regione di appartenenza.
La Scia - Segnalazione Certificata di Inizio Attività che in Lombardia era conosciuta come Diap - è la dichiarazione che consente di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva (artigianale, commerciale, industriale), senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti.
In base al nuovo regime, la dichiarazione dell’imprenditore sostituisce quelle autorizzazioni, licenze o domande di iscrizione non sottoposte a valutazioni discrezionali o al rispetto di norme di programmazione e pianificazione, così come di vincoli ambientali, paesaggistici, culturali ecc. Ricorrendo tali presupposti, alle imprese sarà sufficiente presentare il relativo modello Scia correttamente compilato e completo in ogni sua parte per avviare la propria attività.
Tecnicamente, la Scia, che deve essere trasmessa al Suap del Comune di Milano, esclusivamente tramite modalità telematica certificata, è un’autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di certificazione o atto di notorietà) che deve essere compilata utilizzando gli schemi della modulistica unificata, appositamente predisposti dalla Regione Lombardia (decreto del direttore generale della Regione n. 2481 del 18.03.2011 pubblicato sul Bollettino ufficiale della regione Lombardia. n. 12 del 22.03.2011).
Con la recente emissione dei nuovi modelli, la procedura della Scia si applica alle più svariate tipologie di attività economica, dal comparto commerciale a quello artigianale, fino alle attività turistico-ricettive, alberghiere ed extralberghiere.
2. SICUREZZA / IGIENE / AMBIENTE
Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Testo coordinato con il decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106.
Tutte le valutazioni e le misurazioni nel campo della sicurezza sono regolate dal T.U. Sicurezza D. Lgs. 81/2008 seguito dal correttivo D. Lgs. 106/2009.
La materia è complessa e articolata nella sua applicazione, pertanto mi limiterò ad elencare una serie di obblighi a cui le aziende sono sottoposte. L’imprenditore che deve affrontare la problematica nella sua complessità dovrà informarsi in modo dettagliato per non incappare in omissioni disciplinate da un impianto sanzionatorio.
Oltre alla valutazione di tutti i rischi presenti in azienda, così come previsto dal D.Lgs. 81/2008 art. 28, il Datore di Lavoro deve accertarsi di altre eventuali incombenze, quali:
Cpi (Certificato Prevenzione Incendi)
È un attestato rilasciato dai Vigili del fuoco, che certifica il rispetto delle prescrizioni previste dalle norme di prevenzione incendi.
La scadenza è riportata sullo stesso certificato e necessita fare istanza di rinnovo per tempo (scadenza triennale).
Il decreto del presidente della Repubblica n. 151 del 2011, che è entrato in vigore il 7 ottobre 2011, riguarda il regolamento recante la semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi.
La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) comprende la parte antincendio. Le attività soggette al parere dei Vigili del Fuoco, possono essere autorizzate mediante la presentazione della SCIA, autocertificazione nella quale si dichiara la regolarità delle attività in base alle normative vigenti. La ricevuta della SCIA deve essere conservata come prova dell’avvenuta segnalazione dell’inizio attività.
Per individuare correttamente la tipologia dell’attività necessita consultare il DPR 151/11 e s.m.i.
Per l’impatto antincendio, le attività vengono divise in tre categorie:
Categoria A (Attività a Basso Rischio e Standardizzate)
Sono considerate le attività che non possono provocare rischi importanti per la sicurezza pubblica, e sono giudicate a un livello basso di complessità.
La procedura per ottenere le autorizzazioni è la seguente:
1) L’imprenditore inizia i lavori
2) Alla fine di tutti i lavori, raccoglie tutta la documentazione attestante la regolarità delle attività realizzate in base alle norme vigenti in materia di sicurezza antincendio
3) Spedisce la documentazione con la procedura online al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) tramite la SCIA, per la parte che riguarda l’antincendio
4) L’imprenditore inizia subito l’attività, i Vigili del Fuoco, possono in qualsiasi caso, predisporre dei controlli a campione, sempre entro i 60 giorni.
Categoria B (Attività a Medio Rischio)
Sono considerate le attività che hanno una media complessità e un medio rischio, che non sono soggette ad una normativa tecnica di riferimento.
La procedura per ottenere le autorizzazioni è la seguente:
1) L’imprenditore prima di iniziare i lavori deve inoltrare al SUAP il progetto per sottoporlo all’esame dei Vigili del Fuoco, i quali entro 60 giorni, rilasciano il parere
2) Alla fine di tutti i lavori, raccoglie tutta la documentazione attestante la regolarità delle attività realizzate in base alle norme vigenti in materia di sicurezza antincendio
3) Spedisce la documentazione con la procedura online al SUAP tramite la SCIA
4) L’imprenditore inizia subito l’attività, i Vigili del Fuoco, possono in qualsiasi caso, predisporre dei controlli a campione, sempre entro i 60 giorni.
Categoria C (Attività ad Alto Rischio)
Sono considerate le attività ad alta complessità tecnica e ad alto rischio per la sicurezza.
La procedura per ottenere le autorizzazioni è la seguente:
1) L’imprenditore prima di iniziare i lavori deve inoltrare al SUAP il progetto per sottoporlo all’esame dei Vigili del Fuoco, i quali entro 60 giorni, rilasciano il parere
2) Alla fine di tutti i lavori, raccoglie tutta la documentazione attestante la regolarità delle attività realizzate in base alle norme vigenti in materia di sicurezza antincendio
3) Spedisce la documentazione con la procedura online al SUAP tramite la SCIA
4) L’imprenditore inizia subito l’attività, ma in questo caso i Vigili del Fuoco eseguiranno i controlli entro i 60 giorni.
Messa a terra e scariche atmosferiche
Il decreto del presidente della Repubblica n. 462/01 stabilisce per il datore di lavoro l’obbligo di far eseguire le verifiche biennali o quinquennali sugli impianti elettrici dalla Asl o da organismi abilitati.
Rimangono biennali le verifiche degli impianti a maggiore rischio elettrico, come i cantieri, i locali a uso medico, gli ambienti a maggiore rischio in caso di incendio e pericolo d’esplosione, e tutte le aziende sottoposte a Cpi (Certificato di Prevenzione Incendi); per le altre la cadenza è quinquennale.
Dichiarazione conformità
Decreto ministeriale 37/2008 (ex legge 46/90)
La dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore, corredata da tutti gli allegati obbligatori, equivale all’omologazione dell’impianto. Quest’ultimo potrà quindi essere messo in esercizio qualora rispetti le regole tecniche contenute nello stesso decreto.
Apparecchi a pressione
Direttiva PED (decreto ministeriale n° 329 del 1.12.2004 recepimento della Dir n° 97/23 CE) e
All. VII del Decreto Legislativo 81/08 s s.m.i.
I recipienti per aria compressa e azoto, serbatoi per gas criogenici, recipienti per gas infiammabili, recipienti di vapore ecc. sono soggetti alla verifica di primo impianto e successive periodiche.
Mezzi di sollevamento
Carrelli elevatori
È importante mantenere aggiornato il libretto d’uso e manutenzione dei carrelli.
Il personale addetto all’utilizzo dei carrelli elevatori deve essere obbligatoriamente addestrato mediante il corso di formazione previsto per il rilascio di attestato che ne certifichi la qualifica.
(Decreto Legislativo 81/2008 artt. 36-37)
Gru, argani, paranchi
Salvo alcune eccezioni, gli apparecchi di sollevamento di portata superiore a 200 kg devono essere sottoposti a verifica una volta all’anno.
Per tutti i mezzi di sollevamento, le funi e le catene sono soggette a una verifica trimestrale.
I verbali di collaudo e verifica devono essere riportati su un apposito libretto.
Attrezzature antincendio
Estintori, idranti ecc.
Esiste l’obbligo, per l’azienda qualificata, di verificare estintori, idranti ecc. ogni sei mesi e compilare il registro relativo agli interventi effettuati.
Il datore di lavoro deve organizzare corsi di formazione specifici per gli addetti antincendio: ogni unità produttiva infatti, in base alle proprie caratteristiche, deve avere al proprio interno personale in grado di intervenire in caso di incendio.
A tal fine, il decreto ministeriale 10/03/98 prevede la formazione per l’emergenza incendio sul luogo di lavoro suddividendo la durata dei corsi con il seguente criterio:
- - aziende a rischio incendio elevato: 16 ore di formazione
- - aziende a rischio incendio medio: 8 ore di formazione
- - aziende a rischio incendio basso: 4 ore di formazione
- - tutti i corsi sono soggetti ad aggiornamenti periodici.
Per quanto riguarda la parte strutturale, per varie tipologie di lavorazioni e materiali detenuti negli ambienti di lavoro, vige l’obbligo di installare porte tagliafuoco Rei e di dividere gli ambienti con muri Rei.
Il progetto antincendio, elaborato da un professionista, stabilirà a quale grado di resistenza al fuoco devono essere le porte ed eventualmente i muri.
Avere la sigla Rei significa possedere i seguenti requisiti:
R: resistenza
E: emissione
I: isolamento
Il numero che segue la sigla indica il tempo per il quale le condizioni suddette devono essere mantenute; quindi per esempio «Rei 120» significa che le condizioni di sicurezza, cioè prima che il fuoco comprometta la struttura, devono essere mantenute almeno 120 minuti.
Primo Soccorso
È obbligo del datore di lavoro di organizzare corsi di formazione specifici per gli addetti al primo soccorso. La durata dei corsi segue gli stessi criteri della formazione degli addetti antincendio descritti sopra.
Attrezzature di lavoro
Scale
Obbligo della Dichiarazione di conformità in base alla norma UNI EN 131.
Trabattelli
Obbligo della Dichiarazione di conformità in base alla norma UNI EN 1004.
Utilizzo in sicurezza in base al decreto legislativo 81/2008 titolo III artt. 69-70-71-72-73 e del titolo IV artt. 107-111-113.
Ponteggi
Dichiarazione di conformità in base alle norme UNI EN 12810 e UNI EN 12811 o per i giunti alla norma UNI EN 74.
Utilizzo in sicurezza in base al decreto legislativo. 81/2008 titolo IV artt. dal 112 al 156.
Misurazioni in ambiente di lavoro
Per le seguenti specifiche il datore di lavoro ha l’obbligo di elaborare il Documento di valutazione dei rischi - DVR (decreto legislativo 81/2008 art. 17). Il documento ha lo scopo di valutare tutti i rischi presenti in azienda; dove sia difficile calcolare oggettivamente il grado di pericolosità occorre predisporre misurazioni con attrezzature specifiche in grado di stabilire l’effettivo grado di rischio. Le valutazioni vanno aggiornate all’insorgenza di mutamenti che potrebbero renderle obsolete, oppure quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la revisione.
Anche in questo caso l’elenco riportato non può essere considerato completo ed esaustivo, ma vogliamo portare l’attenzione su alcuni fattori importanti che, nelle lavorazioni, possono essere causa di conseguenze pericolose per la salute dei lavoratori.
Nell’ambito dell’Art. 28 del T.U. - D.Lgs. 81/2008, Titolo VIII - Agenti fisici, sono compresi i seguenti rischi:
Rumore
Dall’art. 187 al 198 del T.U. sono riportate le misure preventive e cautelative da applicare nei luoghi di lavoro particolarmente rumorosi. Sono elencati i valori massimi di esposizione oltre i quali occorre intervenire con azioni correttive atte a mitigare l’esposizione dei lavoratori.
Vibrazioni
Dall’art. 199 al 205 del T.U. sono riportate le misure preventive e cautelative legate ai rischi di esposizione a vibrazioni, sia per quelle a corpo intero che a quelle mano braccio.
Anche in questo caso, sono elencati i parametri dei valori limiti di esposizione e valori d’azione oltre i quali è necessario intervenire per la sicurezza dei lavoratori.
Agenti chimici
Dall’art. 221 all’art. 232 del T.U. si trovano le disposizioni e le norme d’intervento per evitare l’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici pericolosi. In questo ambito è importante catalogare le sostanze pericolose presenti negli ambienti di lavoro, applicando le misure preventive in base al grado di rischio riscontrato.
Nel caso ci fosse la presenza di agenti chimici classificati cancerogeni, la valutazione deve essere molto più approfondita per scongiurare, con l’applicazione di azioni correttive mirate, l’esposizione dei lavoratori a seri rischi di malattie. In questi casi è fondamentale l’intervento del medico del lavoro che predisporrà tutte le misure d’intervento attraverso un piano sanitario adeguato.
Amianto
Il rischio a esposizione d’amianto, viene trattato dall’art. 246 all’art. 261 del T.U.
La materia è particolarmente complessa e articolata, soprattutto perché ogni volta che si devono effettuare lavorazioni con presenza di amianto, devono essere informati gli organi competenti, come ASL e ARPA.
Il settore edile è quello più esposto ai rischi d’amianto, in quanto i lavoratori addetti allo smaltimento, devono essere ben informati e formati prima di essere adibiti alla mansione.
Inoltre devono essere dotati di particolari Dispositivi di protezione collettivi e individuali.
Radiazioni
Le radiazioni si dividono in:
Ionizzanti, come per esempio i raggi X usati nella diagnostica, la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata).
Non ionizzanti, come per esempio radiofrequenze, microonde, infrarossi.
Questi particolari aspetti sono anche trattati nel D.Lgs. del 19 marzo 1995 n. 230.
Anche per questi rischi occorre analizzare le singole situazioni, valutarne il reale rischio, ed adottare tutte le misure preventive e cautelative del caso.
Emissioni in atmosfera
Le emissioni in atmosfera possono essere generate da gas, vapori, liquidi, polveri ecc.
L’allegato V del T.U. regola in modo dettagliato questo argomento, riportando le misure e le cautele da applicare per tutte quelle lavorazioni che comportano rischi emanati da sostanze rilasciate nell’atmosfera.
Ogni lavoratore dovrà essere formato ed informato prima di essere adibito a lavori che comportano pericoli di questo genere.
Si dovrà inoltre tenere in considerazione l’impatto che un rischio di questo genere possa provocare all’ambiente circostante. In qualsiasi caso la valutazione dovrà essere dettagliata e specifica.
Per le aziende che rilasciano emissioni in atmosfera inquinanti è necessario attenersi a quanto previsto nel decreto legislativo 152 del 03 aprile 2006. Nel decreto vengono elencate tutte le disposizioni e le specifiche per inoltrare le domande e le autorizzazioni del caso.
Piano Sanitario
Il datore ha l’obbligo, ove necessario, di sottoporre i lavoratori al piano sanitario previsto dal decreto legislativo art. 41 riguardante la sorveglianza sanitaria.
La vigente normativa prevede l’intervento del Medico competente nei luoghi di lavoro per accertare lo stato di salute dei lavoratori e la presenza dei requisiti igienici degli ambienti dove prestano la loro opera.
Caldaia
La legge prevede due tipologie: in base al decreto legislativo 311/06:
- impianti di potenza nominale del focolare maggiore o uguale a 35 kW (30.000 Kcal/h),
- impianti con potenza inferiore a 35 kW
I controlli sono annuali, come riporta il libretto d’uso e manutenzione.
Analisi dei fumi di combustione
Per l’analisi dei fumi di combustione delle caldaie con potenzialità superiore ai 35 kW, la legge dice che, in assenza di regolamenti comunali, regionali o provinciali, il controllo deve essere fatto ogni quattro anni per i primi otto anni di vita della macchina, poi con scadenza biennale. Per le caldaie con potenzialità inferiore ai 35 kW l’obbligo di analisi dei fumi è biennale.
Serbatoi
Per la gestione completa dei serbatoi sia interrati che fuori terra, ci si deve riferire alle leggi in materia antincendio e ambiente, oltre che ai regolamenti comunali, provinciali e regionali. Essendo la materia complessa, non possiamo addentrarci in modo analitico, ma sarà importante informarsi al momento del reale bisogno valutando in primo luogo il tipo di serbatoio, la quantità da stoccare, se esso è interrato, fuori terra, la tipologia del prodotto, il contenuto ecc.
In linea di massima è importante vedere l’attività configurata in base al decreto ministeriale del 16/02/82.
Fognatura
Per gli scarichi in fognatura è necessario attenersi a quanto previsto nel decreto legislativo 152 del 03 aprile 2006. Nel decreto vengono elencate tutte le disposizioni e le specifiche per inoltrare le domande e le autorizzazioni del caso. Sul tema ci sono anche regolamenti comunali, provinciali e regionali che regolano la materia nella sua complessità.
Rifiuti
Il capitolo rifiuti è senza ombra di dubbio quello più controverso, infatti il continuo rinvio del sistema di tracciabilità SISTRI non ha permesso di trattare i rifiuti aziendali con un sistema elettronico e moderno. Nel caso la normativa di riferimento è sempre il decreto legislativo 152/2006 in cui è illustrato in modo chiaro ed esaustivo come devono essere trattati i rifiuti, in modo particolare come devono essere raccolti, stoccati, differenziati e smaltiti in base alla pericolosità e alla quantità.
3. DOCUMENTAZIONE VARIA
Visura catastale
È un documento rilasciato dall’Agenzia del territorio (Catasto) che riporta i dati principali dell’immobile come il foglio, la particella, il subalterno, la categoria, la classe, la consistenza, la rendita e i dati dell’intestatario.
Certificato agibilità
Si tratta di un documento rilasciato dal Comune che attesta la compatibilità urbanistica degli immobili e degli impianti dell’azienda in funzione della tipologia di attività.
La certificazione dell’agibilità attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente.
Certificato di inizio attività
La legge 30 luglio 2010, n. 122, ha sostituito la Dia con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). La differenza principale consiste nel fatto che, mentre con la Dia, per dare inizio alle opere, occorreva aspettare il decorso dei trenta giorni necessari per il silenzio assenso, con la Scia i lavori possono cominciare subito dopo la consegna al Comune della documentazione richiesta.
Planimetrie e disegni vari
Le planimetrie principali sono la planimetria generale, quella delle vie di fuga e relativo punto di raccolta.
I disegni principali riguardano lo schema unifilare della cabina elettrica, l’impianto antincendio, il sistema fognario ecc.
Assicurazioni
Per assicurazioni intendo le polizze assicurative dell’azienda e del personale, con loro relativa scadenza.
Ufficio metrico
Presso le Camere di commercio esiste l’Ufficio metrico che è abilitato a verificare tutti gli strumenti di misura come le bilance, i misuratori volumetrici ecc.
Le verifiche hanno una periodicità variabile da due a cinque anni in funzione delle varie categorie.